A me fa sorridere immaginare un tizio che ha viaggiato per il mondo in lungo e in largo ed una volta tornato nel salotto di casa sua, trova sul divano sè stesso che lo saluta con la manina esclamando "Oh, ciao!".
E questa è una interpretazione, la più immediata forse.
Un'altra ancora è immaginarsi la stessa situazione ma col divano libero, così che il tizio possa sdraiarsi per riposare finalmente le sue stanche membra dopo anni di intenso girovagare e di infruttuosa ricerca, e nell'istante successivo al sospiro scaturito dal sollievo della comodità ritrovata, realizza quale sia la vera natura: la poltroneria.
Ma in particolar modo, l'appartenenza al luogo dove è nato e vissuto.
Ma questa è l'esperienza del nostro tizio, che non è generalizzabile e applicabile su chiunque.
C'è chi dice che la nostra vera essenza la scopriamo quando ci troviamo in posti nuovi, lontani dal nostro habitat. A contatto con gente nuova e diversa, in situazioni mai vissute prima d'ora.
Nell'istinto sta la nostra vera essenza.
Però anche l'esperienza vuole la sua parte.
Prendiamo una situazione inusuale: venire rapinati.
Mhhh....forse non è poi così inusuale, soprattutto in tempacci come questi dove non esistono più le mezze stagioni e si sta peggio di quando si stava peggio...
Incontrare un orso?
Già più inusuale, ma se di mestiere fossi un ranger in un parco?
Essere rapinati da un orso, ecco.
È noto che quando si incontra un orso, ci si deve sdraiare in terra e fingersi morti. E nel caso dell'orso rapinatore lasciarlo libero di frugare con le sue zampone nelle nostre tasche per sfilarci il portafogli.
Questo non è nè istinto nè esperienza, ma una nozione insegnataci dai nostri educatori. E speriamo che funzioni sul serio, perchè mi è sempre sembrata una cazzata e non vorrei scoprire sulla mia pelle di aver sempre avuto ragione a riguardo.
Se questa nozione non mi fosse nota, magari perchè i miei educatori sono morti dal ridere ad immaginarsi un orso armato che rapina la gente alla fermata del bus (ahahahah....che roba!) allora ricorrerei all'istinto, e immagino che la mia reazione sarebbe la fuga o farmela addosso, dalla paura, o dal ridere alla vista dell'orso armato e con un buffo cappello in testa. Ma sono più propenso all'ipotesi della paura.
Ma se per assurdo, l'orso rapinatore si limitasse a rapinarmi senza sbranarmi, e successivamente mi incontrasse una, due, tre volte...la mia reazione sarebbe sempre la stessa? Oppure dopo un po' mi romperei i coglioni di dare i miei denari guadagnati col sudore (dei miei genitori) e allora sarebbe anche l'ora di dare una lezione a questo orso birbone?
E fu così che venni ucciso da un orso rapinatore con in testa un buffo cappello.
Però sono morto lottando!
E allora anche l'esperienza vuole la sua parte.
Ma in quale azione sono stato veramente me stesso?
Quando me la sono fatta addosso?
Quando sono stato ucciso a sprangate dall'orso?
Ad ogni modo, questo Me Stesso fa abbastanza schifo.
giovedì 7 aprile 2011
La avverto, non è la corazzata Potëmkin!
- “Cazzo, speriamo non succeda anche oggi”
Lo ripeteva nella sua mente come un mantra nel frattempo che si incamminava verso la piazza con passo lento, quasi di soppiatto, come se un simile andamento potesse renderlo invisibile nel mentre che si avvicinava all’arco.
Ma se il corpo si muoveva tanto lentamente, il suo pensiero invece correva rapido e inarrestabile immedesimandolo in un bandito che si avvicinava furtivo verso l’ingresso della cittadella, cercando di non svegliare il feroce guardiano che si era appisolato durante la sua veglia. Il guardiano poteva essere qualsiasi cosa: un templare, un goblin, un drago…prendeva la forma di qualsiasi cosa tanto che il suo pensiero andava veloce. Ma il guardiano fu ancora più svelto nel destarsi accorgendosi del suo arrivo e bruciando ogni speranza di passare inosservato.
“Guarda chi c’è, Cloretta! Il nipote della Dema!”
“Cazzo, anche oggi!” fu il commento tra sé e sè di Cosimo, tredici anni, appena divorato dai becchi sdentate delle arpie messa a guardia dell’entrata della cittadella.
“Guardate che giovinottone è diventato, eh! Quanti anni hai?”
“Tredici”
“Ah, ormai tu sei un uomo! Ti ricordi Cloretta quando era piccino?”
“Bah me lo ricordo sì, Bruna, mica sono rincoglionita ancora! Ma non è passato anche prima con la motocicletta?”
“No, quello era mio fratello…” rispose Cosimo con occhi e piedi puntati verso la piazza, sua prossima meta.
“Ah già, anche lui ormai è un uomo! Quanti anni ha? Come te più o meno, no?”
“Sei più di me, diciannove” disse coi talloni sollevati da terra, nella speranza che anche le punte potessero seguire l’esempio.
“Oh mamma, come passa il tempo!”
“Bah Bruna, loro crescono e noi si invecchia!”
“Eh, ci tocca”
“Ce l’hai la ragazzina?”
“No”. E intanto batteva i piedi a terra sempre puntando la piazza, sperando di divincolarsi dalla morsa delle due arpie.
“O che aspetti a trovare la ragazzina?”
“Via Bruna! È giovane, ne ha ancora di tempo! Mica noi che tra poco si finisce sottoterra!”
“Eh, ci tocca…O che ti scappa la pipì, bimbo?”
Cosimo accelerò il suo scalpitio frenetico e colse la palla la balzo.
“Sì, sì! Mi scappa!”
“O che non la tieni già alla tua età? Alla nostra che fai?”
“Via Bruna, fallo andare! Se gli scappa!”
“Ecco, sì, arrivederci!”
E si avviò verso la piazza di corsa, finalmente libero dal giogo delle due vecchie streghe. “Ogni volta è la stessa storia!” pensava tra sé e sé Cosimo, e poi si domandava come mai si ostinasse a continuare a passare da quella entrata per recarsi in piazza quando poteva sfruttare la strada sterrata che portava all’entrata opposta. Avrebbe allungato la strada, ma almeno non avrebbe dovuto incombere tra le grinfie delle anziane signore che passavano i pomeriggi sulla panchina affiancata all’arcata che portava alla piazza.
E poi ancora si chiedeva il motivo per cui non le mandava semplicemente all’inferno come fece una volta Cristiano, un amico di suo fratello. Da allora le vecchie non si permisero mai più di spiccicargli parola di persona, compensando ciò lanciandogli anatemi ogni volta che lo vedevano passare sul suo scooter.
Quell’impresa così sfacciata e maleducata valse a Cristiano il rispetto a vita della gioventù del paese, rendendolo quasi una leggenda.
Anche Cosimo sarebbe divenuto popolare se avesse avuto il coraggio di rispondere tanto sgarbatamente a quelle streghe, se nono fosse stato per quell’impulso che lo frenava ed era da identificarsi nella buona educazione ricevuta da sua nonna, tra l’altro frequentatrice di quel trespolo di avvoltoi.
“Ma ogni volta devono chiedermi le solite cose? E perché mi scambiano sempre per mio fratello?” si domandava Cosimo proseguendo lungo la piazza.
giovedì 3 febbraio 2011
Lavati, sudicio!
Sono ancora in cerca di quei 5 minuti di serietà.
Eh sì, non desisto. E non mi importa nemmeno se quei 5 minuti verranno sprecati come già faccio con questo vivere a vanvera, mi basta sapere che sono ancora in grado di essere serio e risparmiare tempo. Due piccioni con una fava. Ed io sono la fava.
Però dove la trovo la serietà?
Io pensavo di trovarla sotto la doccia, e allora ci ho provato. Tenendo conto che io passo tantissimo tempo sotto la doccia, non perchè sono un sudicio ma perchè stare sotto un getto d'acqua calda è una sensazione di piacevole benessere che mi fa sentire in pace con me stesso a tal punto che...sì va bene, è perchè sono un gran sudicio. Dicevo, anzi scrivevo: tenendo conto che sotto la doccia passo moltissimo tempo ho pensato che quei 5 minuti di serietà prima o poi potessero capitarvi lì, vista la durata dell'atto lavante.
Invece no, perchè come è noto sotto la doccia vengono le migliori idee, non quelle serie. La doccia stimola la creatività, nessuno ha mai detto che porti anche la serietà.
È dimostrato che la gente creativa sia quella pulita, i sudici di per sè sono poco creativi. Esistono anche sudicioni creativi, per carità, ma il merito secondo me è dei suggerimenti delle pulci.
E allora dato che questo è noto, tutti si fanno la doccia in cerca di buone idee.
Ed il consumo d'acqua è alle stelle.
In questi anni è stato reso noto che l'acqua è un bene da tutelare, ed è necessario pertanto preservarla evitando gli sprechi. Ma le idee creative sono forse uno spreco?
Nel mio caso non saprei, ma francamente quelle di molti preferirei non prendessero mai vita, o almeno non le condividessero col resto del mondo.
È necessario trovare un compromesso col mondo oppure mandargli un ultimatum: Scegli, o l'acqua o le mie stronzate.
Ho il timore di non riuscire a spuntarla.
Oltretutto la società mi ha così sensibilizzato che ogni volta che faccio una doccia più lunga di quanto serva (sempre) mi ritrovo di fronte i bambini africani che mi guardano con cipiglio severo, e allora mi sento davvero una merda.
Paradossalmente però, il loro sguardo fisso mi immobilizza impedendomi di interrompere la doccia. Ottengono così l'effetto contrario continuando a puntarmi il dito contro (metaforicamente, visto che li immagino con le mani dietro la schiena).
La cosa buona è che rimanendo fermo sotto la doccia ho percorso mentalmente migliaia di chilometri ritrovandomi in Africa. Ho girato il mondo senza muovermi!
Tuttavia non ho trovato la serietà.
Nonostante la drammaticità di quegli occhi innocenti che mi puntano, io non riesco a restare serio.
E allora forse il problema è molto più grave: sono insensibile, pur avendo quelle facce viste solo in TV negli spot delle adozioni a distanza e nei documentari di Fiammetta Cicogna, a pochi passi da me.
Ma cosa mi ha reso così stronzo? La società? Oppure è nella mia natura il gene bastardo?
E quando comincio a porgermi queste domande chiudo l'acqua, e ritorno a fare il cretino.
Forse questi 5 minuti di serietà non li voglio proprio.
O non me li merito.
Oppure devo abbassare lo standard per il termine "serietà".
Sarebbe l'unico modo per definire questo un post serio.
Eh sì, non desisto. E non mi importa nemmeno se quei 5 minuti verranno sprecati come già faccio con questo vivere a vanvera, mi basta sapere che sono ancora in grado di essere serio e risparmiare tempo. Due piccioni con una fava. Ed io sono la fava.
Però dove la trovo la serietà?
Io pensavo di trovarla sotto la doccia, e allora ci ho provato. Tenendo conto che io passo tantissimo tempo sotto la doccia, non perchè sono un sudicio ma perchè stare sotto un getto d'acqua calda è una sensazione di piacevole benessere che mi fa sentire in pace con me stesso a tal punto che...sì va bene, è perchè sono un gran sudicio. Dicevo, anzi scrivevo: tenendo conto che sotto la doccia passo moltissimo tempo ho pensato che quei 5 minuti di serietà prima o poi potessero capitarvi lì, vista la durata dell'atto lavante.
Invece no, perchè come è noto sotto la doccia vengono le migliori idee, non quelle serie. La doccia stimola la creatività, nessuno ha mai detto che porti anche la serietà.
È dimostrato che la gente creativa sia quella pulita, i sudici di per sè sono poco creativi. Esistono anche sudicioni creativi, per carità, ma il merito secondo me è dei suggerimenti delle pulci.
E allora dato che questo è noto, tutti si fanno la doccia in cerca di buone idee.
Ed il consumo d'acqua è alle stelle.
In questi anni è stato reso noto che l'acqua è un bene da tutelare, ed è necessario pertanto preservarla evitando gli sprechi. Ma le idee creative sono forse uno spreco?
Nel mio caso non saprei, ma francamente quelle di molti preferirei non prendessero mai vita, o almeno non le condividessero col resto del mondo.
È necessario trovare un compromesso col mondo oppure mandargli un ultimatum: Scegli, o l'acqua o le mie stronzate.
Ho il timore di non riuscire a spuntarla.
Oltretutto la società mi ha così sensibilizzato che ogni volta che faccio una doccia più lunga di quanto serva (sempre) mi ritrovo di fronte i bambini africani che mi guardano con cipiglio severo, e allora mi sento davvero una merda.
Paradossalmente però, il loro sguardo fisso mi immobilizza impedendomi di interrompere la doccia. Ottengono così l'effetto contrario continuando a puntarmi il dito contro (metaforicamente, visto che li immagino con le mani dietro la schiena).
La cosa buona è che rimanendo fermo sotto la doccia ho percorso mentalmente migliaia di chilometri ritrovandomi in Africa. Ho girato il mondo senza muovermi!
Tuttavia non ho trovato la serietà.
Nonostante la drammaticità di quegli occhi innocenti che mi puntano, io non riesco a restare serio.
E allora forse il problema è molto più grave: sono insensibile, pur avendo quelle facce viste solo in TV negli spot delle adozioni a distanza e nei documentari di Fiammetta Cicogna, a pochi passi da me.
Ma cosa mi ha reso così stronzo? La società? Oppure è nella mia natura il gene bastardo?
E quando comincio a porgermi queste domande chiudo l'acqua, e ritorno a fare il cretino.
Forse questi 5 minuti di serietà non li voglio proprio.
O non me li merito.
Oppure devo abbassare lo standard per il termine "serietà".
Sarebbe l'unico modo per definire questo un post serio.
domenica 23 gennaio 2011
Questo non l'ha scritto Fabio Volo
Mi farebbero comodo ogni tanto 5 minuti di serietà.
Il problema è che temo di pretendere troppo dal sottoscritto. Io un discorso serio con me stesso non riesco a farlo, e per questo mi devo immaginare perennemente impegnato con un conversatore immaginario che mi ascolta restando muto, a volte risponde ciò che io decido debba essere la sua risposta per poter così proseguire la discussione, che di fatto è però un monologo. Così finisco per parlare nella mia mente con un pubblico, solitamente composto da un solo spettatore, segno che il mio spettacolo non vende e quindi non ci saranno repliche.
E finisce che il mio monologo vola via, perso per sempre, come le briciole sbatture al vento quando si scuote la tovaglia.
Puf, perso per sempre.
Posso giusto sperare che i passerotti becchino le mie parole e diano loro un significato. Ma saranno solo miseri spezzoni senza contesto, infatti diverranno cacchette di passerotti.
Il contesto è fondamentale, per qualsiasi cosa. Cazzo.
In questo caso la parola "Cazzo" è un rafforzativo, e io trovo che stia bene in questo contesto, e sono certo che converrete con me.
Ma facciamo un esempio dell'importanza del contesto in cui inseriamo la frase.
Prendiamone una breve e d'impatto: "Aspetto un bambino".
Cosa vi è venuto in mente leggendo questa frase?
Io sono quasi sicuro che avete subito pensato ad una madre felice che annuncia alla sua migliore amica oppure al compagno l'arrivo di un nascituro, un bebè che presto allieterà l'atmosfera del nido d'amore della coppia.
O almeno credo questo sia il pensiero suscitato ai più, i cinici e pessimisti possono immaginare una sciagurata fanciulla messa incinta da un delinquente che annuncia il lieto-una-sega evento al padre, il quale la riempierà di botte dopo l'annuncio.
E pure questi sono due contesti diversi.
Possiamo pure immaginare la stessa madre (una a piacere vostro nei due esempi, è diventata una storia a bivi) 15 anni dopo con l'auto parcheggiata in seconda fila di fronte alla scuola che spiega al vigile il motivo della sua sosta. Seguiranno insulti e bestemmie.
Oppure possiamo affibbiarla ad un altro soggetto, un pedofilo logorroico che si fa sfuggire il motivo per cui si trova sospettamente fermo in un vicolo. Anche in questo caso seguiranno insulti e bestemmie, oltre che un arresto e numerose legnate.
Sbizzaritevi pure ad immaginare altri contesti per questa breve frase. Oppure non fatelo. È già molto se state leggendo questo post.
Abbiamo capito quanto sia importante il contesto per le frasi. Di riflesso è sottinteso quanto sia stupido condividere frasi di Fabio Volo su Facebook.
Ditelo con parole vostre piuttosto, tanto qualcuno avrà già espresso quel pensiero, ma almeno la frase da voi prodotta appartiene ad un contesto che è solo vostro, insito nella vostra mente ovvero il magnifico mondo nel quale nessuno può entrare.
E se volete condividerlo, cercare di essere selettivi. Non tutti meritano un pezzo di voi.
Oppure condividetelo con tutti, ma preparatevi a domande idiote e ad interpretazioni errate. E anche a qualche stupido e fottuto clichè del tipo "Capitan Ovvio".
L'importante è che venga trascritto, perchè una traccia di quello che siete adesso vi rimanga, così che un giorno rileggendola possiate esclamare "Ma quanto ero coglione" oppure "Un tempo ero migliore di adesso". L'effetto è positivo in entrambi i casi perchè crea una reazione. È il passato che smuove il presente per creare il futuro.
Oppure non fatelo: io per buttare giù queste poche righe ho perso i miei 5 minuti di serietà in cui potevo condividere aforismi di Fabio Volo. Cazzo.
Il problema è che temo di pretendere troppo dal sottoscritto. Io un discorso serio con me stesso non riesco a farlo, e per questo mi devo immaginare perennemente impegnato con un conversatore immaginario che mi ascolta restando muto, a volte risponde ciò che io decido debba essere la sua risposta per poter così proseguire la discussione, che di fatto è però un monologo. Così finisco per parlare nella mia mente con un pubblico, solitamente composto da un solo spettatore, segno che il mio spettacolo non vende e quindi non ci saranno repliche.
E finisce che il mio monologo vola via, perso per sempre, come le briciole sbatture al vento quando si scuote la tovaglia.
Puf, perso per sempre.
Posso giusto sperare che i passerotti becchino le mie parole e diano loro un significato. Ma saranno solo miseri spezzoni senza contesto, infatti diverranno cacchette di passerotti.
Il contesto è fondamentale, per qualsiasi cosa. Cazzo.
In questo caso la parola "Cazzo" è un rafforzativo, e io trovo che stia bene in questo contesto, e sono certo che converrete con me.
Ma facciamo un esempio dell'importanza del contesto in cui inseriamo la frase.
Prendiamone una breve e d'impatto: "Aspetto un bambino".
Cosa vi è venuto in mente leggendo questa frase?
Io sono quasi sicuro che avete subito pensato ad una madre felice che annuncia alla sua migliore amica oppure al compagno l'arrivo di un nascituro, un bebè che presto allieterà l'atmosfera del nido d'amore della coppia.
O almeno credo questo sia il pensiero suscitato ai più, i cinici e pessimisti possono immaginare una sciagurata fanciulla messa incinta da un delinquente che annuncia il lieto-una-sega evento al padre, il quale la riempierà di botte dopo l'annuncio.
E pure questi sono due contesti diversi.
Possiamo pure immaginare la stessa madre (una a piacere vostro nei due esempi, è diventata una storia a bivi) 15 anni dopo con l'auto parcheggiata in seconda fila di fronte alla scuola che spiega al vigile il motivo della sua sosta. Seguiranno insulti e bestemmie.
Oppure possiamo affibbiarla ad un altro soggetto, un pedofilo logorroico che si fa sfuggire il motivo per cui si trova sospettamente fermo in un vicolo. Anche in questo caso seguiranno insulti e bestemmie, oltre che un arresto e numerose legnate.
Sbizzaritevi pure ad immaginare altri contesti per questa breve frase. Oppure non fatelo. È già molto se state leggendo questo post.
Abbiamo capito quanto sia importante il contesto per le frasi. Di riflesso è sottinteso quanto sia stupido condividere frasi di Fabio Volo su Facebook.
Ditelo con parole vostre piuttosto, tanto qualcuno avrà già espresso quel pensiero, ma almeno la frase da voi prodotta appartiene ad un contesto che è solo vostro, insito nella vostra mente ovvero il magnifico mondo nel quale nessuno può entrare.
E se volete condividerlo, cercare di essere selettivi. Non tutti meritano un pezzo di voi.
Oppure condividetelo con tutti, ma preparatevi a domande idiote e ad interpretazioni errate. E anche a qualche stupido e fottuto clichè del tipo "Capitan Ovvio".
L'importante è che venga trascritto, perchè una traccia di quello che siete adesso vi rimanga, così che un giorno rileggendola possiate esclamare "Ma quanto ero coglione" oppure "Un tempo ero migliore di adesso". L'effetto è positivo in entrambi i casi perchè crea una reazione. È il passato che smuove il presente per creare il futuro.
Oppure non fatelo: io per buttare giù queste poche righe ho perso i miei 5 minuti di serietà in cui potevo condividere aforismi di Fabio Volo. Cazzo.
mercoledì 12 gennaio 2011
La focaccia
Le foche non hanno la pelliccia, vogliono farcelo credere.
Per meglio dire ce l'hanno, ma è indossabile. Esse sono d'accordo con gli stilisti italiani che forniscono loro capi d'abbigliamento, solo pellicce sintetiche, o di altri animali, tanto cazzo gli frega a loro.
Le foche pertanto si fanno ritrarre da National Geographic con le pellicce facendo credere al mondo intero, eccetto gli stilisti italiani con cui sono in combutta, di essere impellicciate perchè la natura ha voluto così, quando invece alla natura non è mai fregato niente di dare loro una pelliccia e le foche stesse non hanno nemmeno pensato di evolversi per adattarsi al loro freddo habitat, per dare vita al criminoso giro d'affari che sto spiegando. Le foche hanno preso per il naso pure Darwin.
Ma queste piccole bastarde cosa ci guadagnano? Ebbene, sono in combutta pure con i bracconieri, ai quali forniscono le loro pellicce che tornano così agli stilisti italiani, che rilanciano nelle sfilate di moda lepelliccedifocachedifocanonsonoinquantolefochenonhannopellicciaperchèlanaturahadecisocosìeDarwinèunbabbeo.
Questro triumvirato foche-bracconieri-stilisti dà vita ad un giro di affari in cui tutti i membri hanno un visibile guadagno, e nonostante sia tutto chiaramente illegale è tutto documentato da National Geographic.
E noi abitanti del villaggio globale che non vediamo oltre un palmo dal nostro prominente naso, ci sentiamo in dovere di salvaguardare queste stronze di foche, ai nostri occhi indifese ed in via di estinzione.
Ma in via di estinzione un cazzo, le foche si trovano alle Isole Cayman a spassarsela coi soldi ottenuti col traffico illecito, mentre a turni alcune selezionate restano nel loro habitat per farsi filmare dai programmi di divulgazione scientifica.
Noi vediamo ciò che vogliono farci vedere.
Le foche, in questo caso.
Possiamo mirare la superficie del vetro e pure toccarla, ma non vediamo tutto ciò che c'è dietro.
E ci sentiamo pure impotenti, in quanto ci è impossibile mollare tutto e partire per fermare il (fittizio) massacro delle piccole tenere foche, ignari che ci prendono per il culo e fanno la bella vita coi nostri soldi.
Ma qualcosa possiamo fare.
Firmare petizioni su Facebook e condividere link per la salvaguardia delle foche.
Pare infatti che ad ogni link raffigurante una foca, un bracconiere viene colpito da orchite. E ciò contribuisce a fermare la caccia alle foche.
Ora però, sapendo che la caccia alle foche in realtà è fittizia, se i link su Facebook funzionassero davvero in questo modo, ad essere danneggiata sarebbe la losca catena d'affari foche-bracconieri-stilisti.
In questo modo, senza saperlo, sconfiggeremo un sistema illegale che si nutre dei nostri soldi. In questo modo credendo di salvare le foche danneggeremmo invece i loro affari, e però se lo meriterebbero visto che ci stanno prendendo per il culo a nostra insaputa.
Il problema è che ferendo un bracconiere con un link, feriamo anche il conto in banca della foca alle Cayman, e anche gli stilisti italiani che fanno affari con foche e bracconieri. Pertanto danneggiamo la moda, un settore fondamentale per la già traballante economia italiana. Ed essendo noi italiani lo prendiamo nel culo a nostra volta.
Quindi combattendo il male credendo che in realtà sia il bene, facendogli del male pensando di fargli del bene, finiamo per fare del male a noi stessi cui vogliamo più bene che a chiunque altro.
È dunque il caso di farci del male solo per sentirci in pace con noi stessi nel secondo in cui clicchiamo su "Condividi"?
Pensateci bene, prima di condividere link o firmare petizioni su Facebook contro la caccia alle foche.
Per meglio dire ce l'hanno, ma è indossabile. Esse sono d'accordo con gli stilisti italiani che forniscono loro capi d'abbigliamento, solo pellicce sintetiche, o di altri animali, tanto cazzo gli frega a loro.
Le foche pertanto si fanno ritrarre da National Geographic con le pellicce facendo credere al mondo intero, eccetto gli stilisti italiani con cui sono in combutta, di essere impellicciate perchè la natura ha voluto così, quando invece alla natura non è mai fregato niente di dare loro una pelliccia e le foche stesse non hanno nemmeno pensato di evolversi per adattarsi al loro freddo habitat, per dare vita al criminoso giro d'affari che sto spiegando. Le foche hanno preso per il naso pure Darwin.
Ma queste piccole bastarde cosa ci guadagnano? Ebbene, sono in combutta pure con i bracconieri, ai quali forniscono le loro pellicce che tornano così agli stilisti italiani, che rilanciano nelle sfilate di moda lepelliccedifocachedifocanonsonoinquantolefochenonhannopellicciaperchèlanaturahadecisocosìeDarwinèunbabbeo.
Questro triumvirato foche-bracconieri-stilisti dà vita ad un giro di affari in cui tutti i membri hanno un visibile guadagno, e nonostante sia tutto chiaramente illegale è tutto documentato da National Geographic.
E noi abitanti del villaggio globale che non vediamo oltre un palmo dal nostro prominente naso, ci sentiamo in dovere di salvaguardare queste stronze di foche, ai nostri occhi indifese ed in via di estinzione.
Ma in via di estinzione un cazzo, le foche si trovano alle Isole Cayman a spassarsela coi soldi ottenuti col traffico illecito, mentre a turni alcune selezionate restano nel loro habitat per farsi filmare dai programmi di divulgazione scientifica.
Noi vediamo ciò che vogliono farci vedere.
Le foche, in questo caso.
Possiamo mirare la superficie del vetro e pure toccarla, ma non vediamo tutto ciò che c'è dietro.
E ci sentiamo pure impotenti, in quanto ci è impossibile mollare tutto e partire per fermare il (fittizio) massacro delle piccole tenere foche, ignari che ci prendono per il culo e fanno la bella vita coi nostri soldi.
Ma qualcosa possiamo fare.
Firmare petizioni su Facebook e condividere link per la salvaguardia delle foche.
Pare infatti che ad ogni link raffigurante una foca, un bracconiere viene colpito da orchite. E ciò contribuisce a fermare la caccia alle foche.
Ora però, sapendo che la caccia alle foche in realtà è fittizia, se i link su Facebook funzionassero davvero in questo modo, ad essere danneggiata sarebbe la losca catena d'affari foche-bracconieri-stilisti.
In questo modo, senza saperlo, sconfiggeremo un sistema illegale che si nutre dei nostri soldi. In questo modo credendo di salvare le foche danneggeremmo invece i loro affari, e però se lo meriterebbero visto che ci stanno prendendo per il culo a nostra insaputa.
Il problema è che ferendo un bracconiere con un link, feriamo anche il conto in banca della foca alle Cayman, e anche gli stilisti italiani che fanno affari con foche e bracconieri. Pertanto danneggiamo la moda, un settore fondamentale per la già traballante economia italiana. Ed essendo noi italiani lo prendiamo nel culo a nostra volta.
Quindi combattendo il male credendo che in realtà sia il bene, facendogli del male pensando di fargli del bene, finiamo per fare del male a noi stessi cui vogliamo più bene che a chiunque altro.
È dunque il caso di farci del male solo per sentirci in pace con noi stessi nel secondo in cui clicchiamo su "Condividi"?
Pensateci bene, prima di condividere link o firmare petizioni su Facebook contro la caccia alle foche.
giovedì 23 dicembre 2010
Il prosciutto dell'amore
Il Prosciutto dell'Amore è un salume.
Grazie al cazzo.
Va bene, è vero, era scontato che fosse così...ma è ben diverso da qualsiasi altro affettato di suino, bovino, ovino, asino (l'avete pronunciato in rima?) o di qualsivoglia animale giudicato commestibile.
E cos'avrebbe di speciale questo prosciutto?
Il fatto che non lo si compra!
E tutti a dire "cacchio, è gratis! Allora ne prendo 3!". Eh no furboni, è vero che non lo si compra ma ciò non implica che si possa mangiare pane e Prosciutto Dell'Amore a pranzo, cena e colazione finchè non ci si stufa al punto di non volerne nemmeno più sentir l’odore…in quanto il PDA (Prosciutto, non il partito) odore non ha, e nemmeno ci rendiamo conto di possederlo.
Non vi prendo per il culo, di PDA ne abbiamo tutti uno in cantina o in dispensa o dove volete voi. Chi ce lo porta? Boh, magari Cupido di mestiere fa il fornitore per conto di una macelleria…ma lasciamo perdere questi dubbi mistici, perché da simili quesiti nascono le religioni, ed io la nascita del culto dell’affettato preferirei evitarla.
Ma noi di questo PDA che nemmeno sapevamo di avere tra le scorte che ce ne facciamo? Lo affettiamo inconsapevolmente con un coltello oppure con una affettatrice (per gli amanti delle fette sottili). E non lo mangiamo nemmeno. No. Lo mettiamo di fronte agli occhi o infilato dentro le orecchie.
Una ragione per questo bizzarro comportamento c’è, e curiosamente lo scopo è meno bizzarro del mezzo: lo facciamo per offrirlo ad una persona che ne reputiamo degna. Tutto molto bizzarro, ma ricordo che tutto questo lo facciamo inconsapevolmente, e così andiamo in giro con occhi e orecchie coperti, e questo ci impedisce di renderci conto che la persona cui offriamo questo fastoso banchetto, forse degna non lo è affatto, del resto si deve essere proprio stronzi per non dire ad uno che ha del prosciutto sugli occhi.
Ma perseveriamo nel muoverci ciechi e sordi, ignorando i consigli di chi ci sta intorno e persino gli indizi che la stessa persona da noi tanto bramata ci fornisce, dal cauto “oggi non possiamo vederci” al ben più esplicito “mi fai cacare!”.
Ma noi proseguiamo imperterriti ad offrire fette del PDA sperando di essere ricambiati e sfamati a nostra volta.
La gente attorno a noi però non è scema e si accorge che stiamo andando in giro con delle fette di prosciutto in faccia, e magari ne è affamata e cerca di servirsene, così che noi sgarbatamente rispondiamo “Cazzo vuoi? Non è per te!”.
Non sempre però il PDA è rifiutato, sia chiaro. Talvolta la persona concupita accetta il dono e se ne ciba, superando lo schifo iniziale del cerume attaccato al PDA dei padiglioni auricolari (e per questo merita la nostra stima). E noi siamo felici che il nostro dono sia accettato, così che continuiamo ad affettare, e ad affettare, e così perseveriamo nel coprirci occhi ed orecchie.
Ma mangiare sempre il solito menù stanca, è un dato di fatto, e questa nostra offerta continua ci è lesiva a lungo andare...è così che torniamo ad essere soli.
Se il prosciutto nelle orecchie aderisce grazie allo schifoso frutto del nostro corpo come spiegato prima, quello sugli occhi aderisce grazie al nostro pianto.
Questo è il pegno voluto dal Prosciutto Dell’Amore.
Per chi desiderasse un salume più gioioso, c’è il Salame Del Piacere.
Ma ricordatevi che quello non si affetta.
Grazie al cazzo.
Va bene, è vero, era scontato che fosse così...ma è ben diverso da qualsiasi altro affettato di suino, bovino, ovino, asino (l'avete pronunciato in rima?) o di qualsivoglia animale giudicato commestibile.
E cos'avrebbe di speciale questo prosciutto?
Il fatto che non lo si compra!
E tutti a dire "cacchio, è gratis! Allora ne prendo 3!". Eh no furboni, è vero che non lo si compra ma ciò non implica che si possa mangiare pane e Prosciutto Dell'Amore a pranzo, cena e colazione finchè non ci si stufa al punto di non volerne nemmeno più sentir l’odore…in quanto il PDA (Prosciutto, non il partito) odore non ha, e nemmeno ci rendiamo conto di possederlo.
Non vi prendo per il culo, di PDA ne abbiamo tutti uno in cantina o in dispensa o dove volete voi. Chi ce lo porta? Boh, magari Cupido di mestiere fa il fornitore per conto di una macelleria…ma lasciamo perdere questi dubbi mistici, perché da simili quesiti nascono le religioni, ed io la nascita del culto dell’affettato preferirei evitarla.
Ma noi di questo PDA che nemmeno sapevamo di avere tra le scorte che ce ne facciamo? Lo affettiamo inconsapevolmente con un coltello oppure con una affettatrice (per gli amanti delle fette sottili). E non lo mangiamo nemmeno. No. Lo mettiamo di fronte agli occhi o infilato dentro le orecchie.
Una ragione per questo bizzarro comportamento c’è, e curiosamente lo scopo è meno bizzarro del mezzo: lo facciamo per offrirlo ad una persona che ne reputiamo degna. Tutto molto bizzarro, ma ricordo che tutto questo lo facciamo inconsapevolmente, e così andiamo in giro con occhi e orecchie coperti, e questo ci impedisce di renderci conto che la persona cui offriamo questo fastoso banchetto, forse degna non lo è affatto, del resto si deve essere proprio stronzi per non dire ad uno che ha del prosciutto sugli occhi.
Ma perseveriamo nel muoverci ciechi e sordi, ignorando i consigli di chi ci sta intorno e persino gli indizi che la stessa persona da noi tanto bramata ci fornisce, dal cauto “oggi non possiamo vederci” al ben più esplicito “mi fai cacare!”.
Ma noi proseguiamo imperterriti ad offrire fette del PDA sperando di essere ricambiati e sfamati a nostra volta.
La gente attorno a noi però non è scema e si accorge che stiamo andando in giro con delle fette di prosciutto in faccia, e magari ne è affamata e cerca di servirsene, così che noi sgarbatamente rispondiamo “Cazzo vuoi? Non è per te!”.
Non sempre però il PDA è rifiutato, sia chiaro. Talvolta la persona concupita accetta il dono e se ne ciba, superando lo schifo iniziale del cerume attaccato al PDA dei padiglioni auricolari (e per questo merita la nostra stima). E noi siamo felici che il nostro dono sia accettato, così che continuiamo ad affettare, e ad affettare, e così perseveriamo nel coprirci occhi ed orecchie.
Ma mangiare sempre il solito menù stanca, è un dato di fatto, e questa nostra offerta continua ci è lesiva a lungo andare...è così che torniamo ad essere soli.
Se il prosciutto nelle orecchie aderisce grazie allo schifoso frutto del nostro corpo come spiegato prima, quello sugli occhi aderisce grazie al nostro pianto.
Questo è il pegno voluto dal Prosciutto Dell’Amore.
Per chi desiderasse un salume più gioioso, c’è il Salame Del Piacere.
Ma ricordatevi che quello non si affetta.
domenica 19 dicembre 2010
Storie crudeli (il drago sulla draga)
Ci vuole una bella revisione nel mondo delle fiabe.
Questa frase iniziale fa subito immaginare che il sottoscritto adesso partirà per uno dei suoi soliti trip mentali con bestie fantasiose, cristi e madonne (che poi sono la stessa cosa). E invece no, sto per scrivere qualcosa di più terreno, e sono serio quando scrivo che le fiabe che raccontiamo ai bambini devono essere tutte revisionate.
Non dico di prendere libri e bruciarli come in Fahrenheit 451 (anche se ormai in questo paese siamo vicini a questi livelli) ma quantomeno di non raccontarli ai nostri figli, magari accantonare queste belle fiabe e lasciare che le scoprano da soli una volta adolescenti, giusto per cultura personale.
Il motivo è semplice: danno ad un bambino una percezione errata della realtà.
E qui mi si può puntare il dito contro, dire che io sono un cretino che vuole privare i bambini della loro libertà di sognare, che i bambini li mangio a merenda. Tutte cazzate. Li mangio solo a colazione.
Ma, battute idiote a parte, io i bambini non li voglio privare di niente: credo solo che le fiabe ormai tramandate da secoli siano oltre che antiquate pure fuorvianti.
È il caso di raccontare ai nostri figli storie con protagoniste fanciulle ingenue perennemente in balia degli eventi e vittime delle angherie di donne malvagie ma assai più risolute di loro? Giovani ragazze il cui unico scopo esistenziale è l'arrivo del principe azzurro che le trarrà in salvo affinchè possano vivere per sempre felici e contenti?
Cosa possono apprendere le future donne da simili storie? Ed i futuri uomini?
Le fiabe sono sessiste, ed è ovvio che sia così: ce le tramandiamo da secoli come dogmi, ma la parità di sessi è un tema trattato solo negli ultimi tempi.
Di fatto raccontando queste fiabe porgiamo al figlio maschio la clava con la quale colpire la femmina per poi portarla nella caverna trascinandola per i capelli.
Ma i tempi cambiano, e con essi cambia anche la società e le sue leggi.
Il matrimonio riparatore in Italia è esistito fino al 1981, soltanto fino a 29 anni fa un uomo poteva violentare una donna e "pevitare il processo o al fine di far cessare la pena detentiva inflitta, poteva offrire alla ragazza il matrimonio riparatore facendo così cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto" (cit. Wikipedia ed il mio amico Jimmy Wales, che continua a fissarmi supplicante).
Non sono passati nemmeno 30 anni, cazzo!
La tradizione è una gran bella cosa, ma non può instaurarsi come dogma immutabile. Ogni riferimento a fatti, cose, persone, RELIGIONI, non è affatto casuale.
E allora è il caso di adeguare il tutto ai tempi moderni, tenendo conto che muterà anche la nostra attuale società chiaramente, ma cerchiamo di introdurre i nostri bambini nella società moderna della quale saranno i protagonisti tramite racconti che, seppur di fantasia, rispecchiano la realtà attuale.
"Ma i draghi ci saranno?"
Certo , tutti quelli che vuoi.
Anche se...
Forse le fiabe necessitano anche di una nuova ambientazione.
Sono tutte ambientate nel medioevo, con dame, cavalieri, maghi...
"E i draghi?"
Sì, sì, anche i draghi. Ma il problema forse sta proprio nell'era in cui si svolgono queste avventure: il medioevo è stato l'era più buia dell'intera umanità. Ha preso vita dalle ceneri dell'impero romano ed è stata un'era priva di innovazioni, in cui la civiltà non riusciva ad organizzarsi per una ripresa fino al Rinascimento. È il caso di far volare i bambini indietro nel tempo riportandoli in un'epoca così oscura? E se finissero per rimpiangere un simile orrore solo per il fatto che gli raccontiamo che all'epoca c'erano i draghi?
"È vero! C'erano i draghi! Viva il Medioevo!"
Proprio a questo mi riferivo.
Le fiabe sono una palla di piombo che ci portiamo dietro da tempo e applichiamo anche alle caviglie dei nostri figli.
Dobbiamo creare nuove storie e salvare il salvabile di quelle vecchie.
Le favole di Esopo ad esempio, quelle sono fighe!
"Ma vaffancuore! Non hanno draghi!"
No, ma hanno come protagonisti animali che impersonano (mentre noi siamo persone che imanimalano) alla perfezione i nostri pregi e difetti. Queste sono storie!
Io m'incazzo quando sento dire che la musica non deve trattare la politica. Io ti mollo un pugno in faccia se mi dici una cosa del genere!
L'arte è nata per raccontare la società sua contemporanea e per denunciarne i crimini e le incoerenze. Esopo era uno schiavo che raccontava favole ad altri schiavi per sbeffeggiare i padroni che avevano imposto loro le catene. La parola era l'unico mezzo di ribellione. Esopo faceva satira!
Le favole meritano di essere tramandate, perchè utilizzando immagini fantasiose raccontano qualcosa che non è mai cambiato: l'atteggiamento dell'essere umano.
"Ma i dr..."
Hai rotto il cazzo con questi draghi!!!
E adesso sappiamo cosa di appartenente al passato tramandare ai nostri bambini, ma...nel presente?
Forse è il caso di collaborare con loro nella creazione di storie nuove.
I bambini non conoscono ancora il mondo, sono essere incompleti dal punto di vista della conoscenza di ciò che è reale, ma recuperano il tutto con la fantasia. Qualcosa che invece siamo noi ad aver perso, in questo siamo noi adulti gli incompleti.
E allora sì, è il caso di venirsi incontro tra generazioni di modo di poter collaborare l'un l'altro.
Il tutto evitando di invadere la libertà dell'infante, è chiaro.
Il gioco è libertà, concediamolo e concediamocelo.
"Che merda, un post sulle fiabe senza neanche un drago!"
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